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Marta Ecca

Intervento di Marta Ecca durante l’iniziativa pubblica Raccontiamo(ci) Villanova.

Nel dicembre del 2013, a Bologna, il Circolo Copernico ha avuto l’occasione di raccontare di sé e del nostro lavoro insieme ad alcuni dei luoghi ideali poi successivamente selezionati nell’ambito del progetto di Fabrizio Barca. In quell’occasione, sono emerse aspettative e sogni nel cassetto, ma soprattutto un comune percorso tutto da tracciare, con due cambiamenti auspicati alla base: il primo relativo all’organizzazione e al funzionamento dei partiti, il secondo relativo al rinnovo del sistema governativo e dei comportamenti pubblici.

In merito all’organizzazione e al funzionamento dei partiti, Il Circolo Copernico, fatto di iscritti ed elettori o semplici simpatizzanti, è nato e ha operato puntando all’affermazione di un nuovo sistema-partito sintesi di interessi pubblici, promuovendo nuove forme di partecipazione attiva, raccogliendo e sviluppando le istanze provenienti dalla società. Il modello organizzativo di riferimento è quello di una rete che coinvolge i cittadini, gli iscritti, le associazioni, i movimenti, e canalizza risorse e proposte finalizzate a soddisfare interessi collettivi. Il fare rete, inevitabilmente agevola la contaminazione di risorse e competenze esterne al circolo stesso, le quali prendono parte ai lavori dei singoli gruppi a seconda del contributo che sono in grado di dare. Tramite il confronto e la contaminazione di una comunità in rete, bisogna poi ricavare idee e strumenti utili per l’intero paese.

Fabrizio Barca, a tutto questo, da un nome: lo chiama partito-palestra, o partito-pensante o partito-ospitale, ovvero un partito che offre lo spazio in cui tutto questo avviene, spazio per imparare ognuno qualcosa, confrontare errori, cambiare posizione, costruire assieme soluzioni e gli strumenti e le idee per farle vincere. Il partito-pensante è un partito in grado di rinnovarsi e riorganizzarsi, partendo dal territorio e da chi prova a fare accadere le cose, ossia realizzare nei luoghi-prototipo risultati concreti di miglioramento della qualità di vita o della conoscenza necessaria per governare bene, perchè governare impone un confronto continuo tra governo e cittadini e, nei partiti, tra dirigenze, simpatizzanti e iscritti.

Ecco il senso del nostro impegno sul territorio e dei processi partecipativi che abbiamo provato ad avviare nel quartiere: proviamo a far accadere le cose, estraendo e valorizzando le conoscenze dei partecipanti, offrendo spazi e strumenti utili a discutere in modo aperto e informato, e sperimentando metodi che poi portino a delle decisioni.

Ogni cittadino ha qualcosa da dire e può contribuire alla ricerca di soluzioni, e il Partito Democratico, per dare anche una risposta alla crisi di rappresentatività che ha portato i rappresentati a non ritrovarsi più nelle decisioni assunte dai rappresentanti semplicemente perchè mai coinvolti in un sistema di deliberazione partecipata, dovrebbe imparare a fare rete, promuovendo, supportando e sfruttando la stessa, per costruire una visione dell’Italia e del futuro che sia la reale risposta ai problemi sollevati dalla società, principale interlocutore. Ma è evidente che il Partito dobbiamo convincerlo noi, del fatto che sia possibile e utile ridisegnare la sua organizzazione come un partito-palestra, ospitale, pensante. Perchè, è evidente che il PD oggi pare viva solo sotto elezioni. Insomma, quando ha qualcosa da chiedere e non da dare.

Questa è la sfida di luoghi idea(li) sul fronte nazionale e dei singoli luoghi ideali che, sul territorio, stanno sperimentando nuove forme di mobilitazione della cittadinanza.

Il Circolo Copernico, questa sfida, in una situazione politica locale delicata e determinante (ma lo scenario nazionale non è certo più promettente) la coglie sui temi dei diritti, della partecipazione e del territorio e, nello specifico, portando avanti un progetto, VIVA VIllanoVA, che si pone l’obiettivo di riattivare quella rete a garanzia della coesione sociale e della rigenerazione urbana proprie di un luogo ideale, in cui vivere, crescere, confrontarsi, anche e soprattutto fra culture e generazioni diverse. Tenendo ben presente la volontà di creare un luogo di confronto e avvicinare i cittadini alla politica attraverso iniziative pubbliche, raccogliendo e sviluppando le istanze che vengono dal basso della società, laspirazione è di conquistare credibilità nei confronti degli abitanti, diventare parte attiva della comunità, acquisire gli strumenti e la capacità di gestire processi partecipativi, così da poter costruire e realizzare le attività del progetto “VIVA VIllanoVA” insieme a chi il quartiere lo conosce, lo vive e lo anima, alle associazioni politiche e culturali, ai commercianti e agli artigiani.

Tutto questo, nell’ottica della responsabilità sociale che dovrebbe orientare tutte le organizzazioni di qualsiasi natura nella propria azione, convinti che possa essere una risposta all’accezione negativa che, con facilità, il comune cittadino attribuisce a tutto ciò che è sistema pubblico e politico.

Uno dei problemi riscontrati in questi mesi, a contatto con le persone, è stato il superamento della diffidenza nei confronti della nostra etichetta politica. Noi siamo un circolo tematico del PD che sta portando avanti un progetto che affronta temi quali inclusione e coesione sociale, rigenerazione urbana e confronto generazionale. In diversi hanno storto il naso e il pensiero è volato a qualche secondo fine, alla necessità di far bottega elettorale o reclutamento partitico. Ci siamo chiesti se stessimo facendo la cosa giusta, ancor più in un quartiere delicato e complesso come Villanova, dove non manca la presenza e l’impegno di altre organizzazioni.

Alla sensazione percepita di invasione di campo, abbiamo risposto con la forte convinzione di ritenere che un partito questo debba fare: studiare il contesto in cui opera, viverlo fra la gente, nelle piazze e nelle strade, ascoltare e unire le forze con chi già lavora nel medesimo contesto e proporre possibili soluzioni ai problemi.

Se un partito non si riappropria degli spazi comuni, quelli in cui la vita scorre, ha perso la sfida più grande, quella che ne giustifica l’esistenza stessa:  essere al servizio del cittadino.